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ART.LINGUAGGI

TIM NOBLE & SUE WEBSTER. ARTE SPAZZATURA

Ci piacciono perchè usano materiali semplicissimi e li adattano a un'idea altrettanto semplice quanto geniale. Il materiale povero del riciclo unito agli elementi sacri dell'arte dello schermo, luce e ombra. Mucchietti di spazzatura ready made manipolati ad arte che colpiti da un fascio di luce perfettamente calcolato si trasformano in niente meno che l'autoritratto degli autori...che con ironia e sarcasmo tipicamente british scelgono di ritrarsi a testa mozza sulla punta di una picca, o mentre fanno pipì. Un modo di operare che sa di scatola magica, di teatrino delle ombre, di vecchia pellicola...che può esistere dunque, solo al buio! [ di Petra Raffaelli ]

 

 

Il fascino del materiale di scarto composto lentamente con pazienza ed estrema precisione: animali imbalsamati, essiccati, ossa, teschi, plastiche, cavi, rifiuti di ogni tipo ammucchiati e collegati tra loro per riprodurre attraverso la proiezione della propria ombra i ritratti dei loro artefici. Questa è l’arte decisamente artigianale ed ironica di Tim Noble e Sue Webster, un duo artistico londinese che sta facendo scuola nel movimento dei cosiddetti post young british artits. L'acronimo “YBA” venne coniato intorno al 1996 ad opera della rivista Art Monthly ed è ormai entrato a far parte della terminologia della storia dell'arte. Questi artisti erano noti soprattutto per le cosiddette tattiche shock, per l'uso di materiali di recupero, per le vite personali sregolate e un'attitudine definita “sia di antagonismo che imprenditoriale”. Gli YBAs raggiunsero una notevole copertura di stampa e dominarono l'arte britannica durante gli anni novanta soprattutto grazie ad importanti esibizioni internazionali, come ad esempio Brilliant! (Minneapolis, USA,1995/96) e Sensation (Londra, 1997).

 

Figli degli anni 2000 invece i loro eredi, i post YBA come la coppia di cui stiamo parlando, che rispetto ai predecessori presentano un maggior senso formale nell’esecuzione e una satira concettuale più sottile...se vogliamo, più politica.

Coppia inossidabile, Tim Noble e Sue Webster, da sempre insieme, in amore, nella vita, nell’arte, perfino nell’opera...ciò che fanno è sempre in parte elogio a se stessi, alla propria geniale semplicità, al gusto punk rock, all’orgoglioso avercela fatta.

Ciò su cui desideriamo puntare l’attenzione è la scelta di un linguaggio artigianale-figurativo per poi ottenere un prodotto sostanzialmente concettuale. In che senso?

Dirty White Trash with Gulls, opera summae realizzata nel 1998, per essere capita deve essere proiettata sul muro. Solo allora l’ammasso di spazzatura si trasforma nella silhouette dei due artisti stessi, intenti a bere, fumare e a rilassarsi. Le loro sculture d’ombra hanno rivoluzionato il concetto di installazione artistica perché inducono lo spettatore a sperimentare un nuovo metodo di fruizione, a “muoversi" diversamente dinnanzi all’opera. Lo spettatore segue più o meno sempre lo stesso andamento: lo sguardo viene dapprima catturato dall’ammasso di materiali che si presenta per ciò che è, vale a dire rifiuti privi di senso, poi rimane colpito dall’ombra e pian piano realizza che è proprio la spazzatura a produrre quell’immagine...ed ecco lo stupore! Uno stupore che riconduce lo spettatore al mucchietto di rifiuti e lo costringe a riconsiderarlo come un vero e proprio prodotto artigianale finemente lavorato e allo stesso tempo oggetto d’arte perché in grado di stupire e produrre bellezza!

E’ la comprensione dell’ombra infatti a sollevare rapidamente tutta una serie di considerazioni e reazioni sull’opera d’arte: un lieve senso di colpa per aver giudicato frettolosamente la spazzatura come un incomprensibile lavoro concettuale, l’ammirazione per l’abilità tecnica degli artefici, la piacevolezza nel riconoscere un gioco che facevamo tutti da bambini, e il duello tra complessità d’esecuzione e semplicità di effetto. Poi c’è l’ironia del soggetto... fottutamente inglese! L’autoincoronazione dell’artista come soggetto preferito e sufficiente per la propria arte, il ruolo dell’artista ready made nell’epoca delle immagini e delle mode, con la sua estetica, i suoi stili, i suoi atteggiamenti antiroyal per il quale farsi riconoscere e costruire personaggi significa far funzionare un processo di mercato che si nutre di fama.

 

 

 

 

 

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